Posted by: animovagante | 26 Marzo, 2008

A nervi scoperti

Dalla tesi di laurea in Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo “A nervi scoperti”:

“Se stai bene sei su un treno che viaggia a 200 all’ora, impieghi poco tempo per arrivare da una città all’altra, ma non hai visto niente… Avere la sclerosi vuol dire andare con un accelerato, facendo lo stesso percorso a 40-50 all’ora, quindi impiegare molto di più, ma per la stessa ragione avere il tempo per vederti bene intorno, per poter osservare e percepire quelle cose che prima non avresti visto a causa della velocità.

L’idea di scrivere una tesi sulla Sclerosi Multipla è nata nel corso degli studi, incontro propizio tra un interesse antecedente per la causa e la scoperta del cinema documentario. Prima che ciò accadesse gli spunti erano confusi e continuavo a divagare senza trovare un soggetto specifico che mi appassionasse. È stata quasi un’illuminazione, quando ho smesso di cercare lontano e mi sono guardato intorno: c’era una materia viva, che sembrava non aspettasse altro che essere ascoltata, forse anche stimolata. Le mie intenzioni sono state poi appoggiate da tante di quelle persone che mi sono abbastanza inorgoglito da affrontare un progetto ambizioso e complesso, ma che si preannunciava gratificante.
Discutere di una tale materia, quella della sclerosi multipla, in un corso accademico di cinema, ha le sue ovvie riserve, trattandosi di parlare in sostanza di una malattia e come tale forse più attinente ad una tesi di laurea di medicina… Così ho provato a distanziarmi, a comprendere in una panoramica il contesto sociale, a tracciare delle linee comunicative con esso, trovando un appiglio solido su cui fare forza.
Vista da fuori, dai più, la sclerosi multipla non ha un’identità precisa, è quasi sempre confusa o ignorata – che in fin dei conti è la stessa cosa, ha le medesime conseguenze; al di là di iniziative varie, quali manifestazioni, raccolte di fondi, campagne pubblicitarie, divulgazione scientifica, essa è misconosciuta dalla maggioranza della popolazione, che spesso e volentieri si distanzia da problemi che non la riguardano o preferisce rimanerne all’oscuro per non preoccuparsi di un disturbo prima della sua comparsa, mentre una ristretta minoranza, più o meno coinvolta, cerca insistentemente di aprire un dialogo, attende delle risposte a domande fondamentali che sono tuttavia in pochi a farsi. Ed effettivamente delle poche, piccole – rispetto al caos circostante – voci, restano in definitiva taciute.
Nel cercare le radici di questo problema ci si addentra in tematiche appartenenti alla sociologia, soprattutto quando si osserva il rapporto tra l’individuo e l’ambiente che lo circonda, in questo caso complicato dalla malattia che svolge sovente un ruolo di terzo incomodo o di scudo, che da una parte protegge e dall’altra relega in una sorta di oblio. Naturale poi imbattersi in ambiti comunicativi quando ci si accorge della scarsa informazione che si ha a livello collettivo della malattia: anche prendendo atto di un disinteresse diffuso, ci si domanda se sia stato fatto tutto il possibile a tale riguardo.
Combinando i due fattori è scaturita una sintesi implicante anche un raffronto tra la comunicazione prodotta e la situazione vissuta.
Dato il voluminoso complesso di elementi di partenza è stato quasi spontaneo far nascere un progetto che se è allettante è anche, secondo me, necessario. E necessario sarebbe anche offrire delle risposte esaurienti, non cadere o non fermarsi sulla semplice pubblicità-progresso, caricarsi finalmente di responsabilità schivate da quanti avrebbero il ruolo e le possibilità di agire.”

http://www.tesionline.it/default/tesi.asp?idt=20203

Il documentario, realizzato con Meddle Tv, entra a far parte del programma “Tam Tam”:
http://meddletv.wordpress.com/category/tam-tam/

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