Arriva un momento nella vita in cui la conoscenza di certe vicende, di certe relazioni, di una certa società, invita a riflettere. Arriva per tutti, è una sorta di bivio per cui si sceglie inevitabilmente se seguire o no il dio denaro.
Scopro che all’idea comune di un’adolescenza caratterizzata da squilibri ormonali, crisi di identità, costruzione di miti (veri o falsi), in alcune zone – e sorprende che siano così vicine – si affianca l’idea di un’adolescenza rapita dal mito del “potere”, che per qualche euro vende corpo e anima alla malavita. A quanto pare qualche ragazzo dei dintorni di Napoli preferisce indossare un giubbotto antiproiettile e catapultarsi in strada a incutere terrore, piuttosto che darsi da fare per costruirsi un futuro DIGNITOSO che non sia legato al Sistema. (Roberto Saviano, Gomorra, Mondadori)
Scopro che è più facile blaterare contro l’esportazione dei rifiuti dalla Campania, piuttosto che impegnarsi a combattere un processo produttivo che non può che generare altri rifiuti; oltretutto dopo che fabbriche da ogni parte d’Italia hanno invaso i territori campani di scorie. Quanto è facile non preoccuparsi dei rifiuti che si producono se non si è costretti a tenerli in casa?
Scopro che il mito (è il momento in cui i falsi miti cadono – quelli veri non cadono mai) americano è intriso di una falsa idea di libertà e man mano che sfoglio Shock Economy della giornalista Naomi Klein la scoperta fa paura. Fa paura pensare alle atroci torture inflitte dall’intelligence americana e – per suo conto – da fantomatici ricercatori su persone indifese. E fa ancora più paura constatare che gli italiani non sono da meno…
Il mio è un invito alla lettura di certi messaggi mediatici, perché penso che stia a noi giovani ribellarci. O dobbiamo sempre pensare che qualcun altro lo faccia per noi?
Mi dicono che non siamo stati noi Italiani a fare la rivoluzione, sono stati i Francesi…
Tra un gioco di potere e l’altro siamo formichine che fanno il proprio lavoro? No, non lavoriamo…
Siamo mosche? Nemmeno, quelle danno almeno fastidio…
Sono rimasti i lombrichi e a meno che non vogliamo essere assimilati a questi, che ingurgitano e defecano terra, qualcosa dobbiamo pur fare.
E’ un invito a segnare un “punto zero”, come quello davanti a Notre Dame a Parigi, da cui si misurano le distanze radiali. Un luogo che però, al contrario di quello, faccia ribrezzo, del quale si dica che più in basso di così non si può andare e da cui partire per risollevare una minima idea di umanità.
Alessandro